Sinossi
In questa versione della vicenda, i Capuleti e i Montecchi sono fazioni politiche rivali (rispettivamente Guelfi e Ghibellini), anziché le «due famiglie di pari nobiltà» descritte da Shakespeare. Capellio è il padre di Giulietta e capo dei Capuleti. Giulietta è promessa sposa a Tebaldo, ma ha già conosciuto e si è innamorata di Romeo, capo dei Montecchi. Il fatto è noto soltanto a Lorenzo, suo medico e confidente. A complicare la situazione, Romeo ha ucciso in battaglia, seppur involontariamente, il figlio di Capellio (fratello di Giulietta).
Luogo: nei pressi del palazzo di Capellio, a Verona
Epoca: XIII secolo
Sinfonia
Atto I
Scena 1: Il palazzo
Capellio e Tebaldo si rivolgono ai propri seguaci, esortandoli a respingere una proposta di pace che sta per essere avanzata da un inviato di Romeo, l'uomo che ha ucciso il figlio di Capellio. Tebaldo dichiara che vendicherà l'uccisione in occasione delle sue nozze con Giulietta (Cavatina: «È serbata a questo acciaro / la vendetta del tuo sangue») e sollecita Capellio ad affrettare il matrimonio, così da poter poi compiere la vendetta. Il medico Lorenzo obietta che Giulietta è febbricitante, ma Capellio ignora l'avvertimento e stabilisce che le nozze avranno luogo immediatamente. Tebaldo proclama il suo amore per Giulietta («Sì: m'abbraccia...»); gli uomini di Capellio lo incitano e vengono presi accordi affinché il matrimonio si celebri quello stesso giorno.
Mentre gli uomini manifestano il loro odio verso i Montecchi, entra in scena Romeo, sotto le spoglie di un inviato della fazione avversa, proponendo una pace che verrebbe sancita dal matrimonio tra lui e Giulietta. Egli spiega che Romeo prova rammarico per la morte del figlio di Capellio (Cavatina: «Ascolta: se Romeo t'uccise un figlio / gli diede morte in battaglia / e al destino ne va la colpa») e si offre di prenderne il posto, diventando un secondo figlio per il vecchio. Capellio risponde che quel ruolo è già stato assunto da Tebaldo e — insieme ai suoi uomini — respinge ogni ipotesi di pace: «Guerra! Guerra!», proclamano i presenti. Romeo accetta la sfida (Cabaletta: «La tremenda ultrice spada» / Romeo si prepara a brandire la terribile spada vendicatrice; Romeo accetta la vostra sfida di guerra).
Scena 2: Camera di Giulietta
Giulietta entra in scena, manifestando la propria frustrazione per i preparativi nuziali che la circondano. Recitativo: «Ardo, un fuoco mi consuma interamente». «Invano cerco conforto nei venti... Dove sei, Romeo?». Cavatina: «Oh! quante volte» / «Oh, quante volte piango e imploro il cielo per te».
Entra Lorenzo, spiegando di aver predisposto che Romeo possa raggiungerla attraverso una porta segreta. Quando Romeo arriva, tenta di convincere Giulietta a fuggire con lui. Duetto: Romeo: «Sì, fuggire: a noi non resta» / «Sì, fuggiamo: non ci resta altra via»; egli incalza: «Quale forza può essere per te più grande dell'amore?», ma lei resiste in nome del dovere, della legge e dell'onore, dichiarando che preferirebbe morire di crepacuore. Romeo è sconvolto: Cantabile: Romeo: «Ah crudel, d'onor ragioni» / «Oh crudele, parli d'onore proprio tu che mi sei stata sottratta?». Giulietta risponde: «Ah, che altro mi chiedi?»; poi, in un «tempo di mezzo» in cui entrambi esprimono i propri sentimenti contrastanti, la situazione si fa sempre più impossibile per entrambi.
Si odono i preparativi per le nozze: Giulietta esorta Romeo a fuggire; egli dichiara invece che resterà e, in una cabaletta conclusiva, Romeo supplica: «Vieni, ah, vieni!». «Fidati di me», continua a insistere Giulietta, resistendo. Entrambi si allontanano.
Scena 3: Un’altra parte del palazzo
I Capuleti festeggiano le imminenti nozze; tutti i presenti si uniscono ai festeggiamenti. Romeo, giunto sotto mentite spoglie, rivela a Lorenzo – che lo riconosce immediatamente – di attendere l’intervento dei propri soldati: un migliaio di uomini, travestiti da Ghibellini, pronti a impedire il matrimonio. Lorenzo tenta di dissuaderlo, ma improvvisamente scatta l’attacco armato dei Montecchi, che irrompono nel palazzo; tra loro vi è anche Romeo.
Giulietta, rimasta sola, si lamenta della situazione: «Tace il fragor». Poi scorge Romeo, apparso all’improvviso, che torna a esortarla a fuggire con lui: «Te lo chiedo in nome dell’amore promesso», dichiara. Capellio, Tebaldo e i Ghibellini li scoprono, credendo ancora che Romeo sia l’inviato dei Montecchi. Mentre Giulietta cerca di proteggerlo dal padre, Romeo rivela orgogliosamente la sua vera identità. I Montecchi accorrono in suo aiuto e, in un finale d’insieme che coinvolge entrambe le fazioni, gli amanti vengono separati dai rispettivi familiari, proclamando infine: «Al furor che si ridesta... se ogni speranza di rivederci in vita svanisce, questo non sarà l’ultimo addio». Capellio, Tebaldo e Lorenzo si uniscono al quintetto conclusivo, mentre le schiere dei sostenitori di entrambe le parti si aggiungono al crescendo generale.
Atto II
Scena 1: Un’altra parte del palazzo
Accompagnata dal violoncello, Giulietta attende notizie sugli scontri. Entra Lorenzo e le comunica subito che Romeo è vivo, ma che lei verrà presto condotta al castello di Tebaldo. Le propone una soluzione: assumere un filtro soporifero che la farà apparire morta. Verrà quindi trasportata nella tomba di famiglia, dove lui farà in modo che Romeo e lui stesso siano presenti al suo risveglio. Incerta sul da farsi, valuta le opzioni a sua disposizione (Aria: "Morte io non temo, il sai" / "Sai che non temo la morte, / l'ho sempre invocata da te...") ed esprime i propri dubbi, mentre Lorenzo la esorta a prendere la pozione, dato che il padre sta per entrare nella stanza. Afferrando la boccetta, dichiara che "solo la morte può strapparmi al mio crudele padre".
Capellio giunge con i suoi seguaci per ordinarle di partire con Tebaldo all'alba. Le sue dame implorano il padre di mostrarsi più benevolo nei suoi confronti. Proclamandosi ormai prossima alla morte, lei chiede perdono al padre (Cabaletta: "Ah! non poss'io partire" / "Ah, non posso partire senza il tuo perdono... Che la tua ira si volga almeno una volta in pace"), ma Capellio la respinge e le ordina di ritirarsi nella sua stanza. Dà poi disposizioni ai suoi uomini di sorvegliare Lorenzo, di cui diffida, ordinando loro di impedirgli qualsiasi contatto con l'esterno.
Scena 2: I giardini del palazzo
Un'introduzione orchestrale precede l'ingresso di Romeo e introduce quello che Weinstock definisce "il suo amaro recitativo", "Deserto è il loco" / "Questo luogo è deserto", in cui lamenta la dimenticanza di Lorenzo, che non si è presentato all'appuntamento concordato. Ode quindi dei rumori che segnalano l'arrivo di qualcuno. È Tebaldo, e i due uomini danno vita a un acceso duetto (Tebaldo: "Stolto! A un sol mio grido..." / "Con un solo grido accorreranno mille uomini". Romeo: "Ti disprezzo. Vorresti che le Alpi e il mare si frapponessero tra noi"). Mentre stanno per iniziare a combattere, si ode il suono di un corteo funebre (*Pace alla tua bell'anima*). Si arrestano per ascoltare, rendendosi conto solo allora che si tratta del corteo funebre di Giulietta. In una cabaletta finale, i rivali sono accomunati dal rimorso e invocano la morte l'uno dall'altro mentre continuano a combattere.
Scena 3: Le tombe dei Capuleti
Romeo entra nella tomba dei Capuleti insieme ai suoi seguaci della fazione dei Montecchi. I seguaci piangono la morte di Giulietta. Romeo chiede che la tomba venga aperta per poterle dire addio e prega i Montecchi di lasciarlo solo con lei (Romanza: *Deh! tu, bell'anima* / "Ahimè! Tu, bell'anima / che sali al cielo / volgiti a me, portami con te"). Consapevole che la morte è ormai l'unica via rimasta, beve il veleno e si sdraia accanto a lei; ode un sospiro, poi la sua voce. Giulietta si risveglia e scopre che Romeo non sapeva nulla della sua morte simulata né del piano di Lorenzo. Esortandolo a fuggire con lei, Giulietta si alza, ma Romeo dichiara di dover restare lì per sempre, spiegando di aver già agito per porre fine alla propria vita. In una cabaletta finale, i due amanti si stringono l'uno all'altra. Poi lui muore e Giulietta, incapace di sopravvivere senza di lui, cade morta sul suo corpo. I Capuleti e i Montecchi accorrono e trovano gli amanti senza vita; Capellio chiede chi sia il responsabile: "Tu, uomo spietato", proclamano tutti.