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I Capuleti e i Montecchi

VenueTeatro Carlo Felice
Calendarven 20 nov 2026 - ven 27 nov 2026
Sinossi/Dettagli

Sinossi

 

In questa versione della vicenda, i Capuleti e i Montecchi sono fazioni politiche rivali (rispettivamente Guelfi e Ghibellini), anziché le «due famiglie di pari nobiltà» descritte da Shakespeare. Capellio è il padre di Giulietta e capo dei Capuleti. Giulietta è promessa sposa a Tebaldo, ma ha già conosciuto e si è innamorata di Romeo, capo dei Montecchi. Il fatto è noto soltanto a Lorenzo, suo medico e confidente. A complicare la situazione, Romeo ha ucciso in battaglia, seppur involontariamente, il figlio di Capellio (fratello di Giulietta).

 

Luogo: nei pressi del palazzo di Capellio, a Verona

 

Epoca: XIII secolo

 

Sinfonia

 

 

 

Atto I

Scena 1: Il palazzo

Capellio e Tebaldo si rivolgono ai propri seguaci, esortandoli a respingere una proposta di pace che sta per essere avanzata da un inviato di Romeo, l'uomo che ha ucciso il figlio di Capellio. Tebaldo dichiara che vendicherà l'uccisione in occasione delle sue nozze con Giulietta (Cavatina: «È serbata a questo acciaro / la vendetta del tuo sangue») e sollecita Capellio ad affrettare il matrimonio, così da poter poi compiere la vendetta. Il medico Lorenzo obietta che Giulietta è febbricitante, ma Capellio ignora l'avvertimento e stabilisce che le nozze avranno luogo immediatamente. Tebaldo proclama il suo amore per Giulietta («Sì: m'abbraccia...»); gli uomini di Capellio lo incitano e vengono presi accordi affinché il matrimonio si celebri quello stesso giorno.

 

Mentre gli uomini manifestano il loro odio verso i Montecchi, entra in scena Romeo, sotto le spoglie di un inviato della fazione avversa, proponendo una pace che verrebbe sancita dal matrimonio tra lui e Giulietta. Egli spiega che Romeo prova rammarico per la morte del figlio di Capellio (Cavatina: «Ascolta: se Romeo t'uccise un figlio / gli diede morte in battaglia / e al destino ne va la colpa») e si offre di prenderne il posto, diventando un secondo figlio per il vecchio. Capellio risponde che quel ruolo è già stato assunto da Tebaldo e — insieme ai suoi uomini — respinge ogni ipotesi di pace: «Guerra! Guerra!», proclamano i presenti. Romeo accetta la sfida (Cabaletta: «La tremenda ultrice spada» / Romeo si prepara a brandire la terribile spada vendicatrice; Romeo accetta la vostra sfida di guerra).

 

Scena 2: Camera di Giulietta

Giulietta entra in scena, manifestando la propria frustrazione per i preparativi nuziali che la circondano. Recitativo: «Ardo, un fuoco mi consuma interamente». «Invano cerco conforto nei venti... Dove sei, Romeo?». Cavatina: «Oh! quante volte» / «Oh, quante volte piango e imploro il cielo per te».

 

Entra Lorenzo, spiegando di aver predisposto che Romeo possa raggiungerla attraverso una porta segreta. Quando Romeo arriva, tenta di convincere Giulietta a fuggire con lui. Duetto: Romeo: «Sì, fuggire: a noi non resta» / «Sì, fuggiamo: non ci resta altra via»; egli incalza: «Quale forza può essere per te più grande dell'amore?», ma lei resiste in nome del dovere, della legge e dell'onore, dichiarando che preferirebbe morire di crepacuore. Romeo è sconvolto: Cantabile: Romeo: «Ah crudel, d'onor ragioni» / «Oh crudele, parli d'onore proprio tu che mi sei stata sottratta?». Giulietta risponde: «Ah, che altro mi chiedi?»; poi, in un «tempo di mezzo» in cui entrambi esprimono i propri sentimenti contrastanti, la situazione si fa sempre più impossibile per entrambi.

 

Si odono i preparativi per le nozze: Giulietta esorta Romeo a fuggire; egli dichiara invece che resterà e, in una cabaletta conclusiva, Romeo supplica: «Vieni, ah, vieni!». «Fidati di me», continua a insistere Giulietta, resistendo. Entrambi si allontanano.

 

Scena 3: Un’altra parte del palazzo

I Capuleti festeggiano le imminenti nozze; tutti i presenti si uniscono ai festeggiamenti. Romeo, giunto sotto mentite spoglie, rivela a Lorenzo – che lo riconosce immediatamente – di attendere l’intervento dei propri soldati: un migliaio di uomini, travestiti da Ghibellini, pronti a impedire il matrimonio. Lorenzo tenta di dissuaderlo, ma improvvisamente scatta l’attacco armato dei Montecchi, che irrompono nel palazzo; tra loro vi è anche Romeo.

 

Giulietta, rimasta sola, si lamenta della situazione: «Tace il fragor». Poi scorge Romeo, apparso all’improvviso, che torna a esortarla a fuggire con lui: «Te lo chiedo in nome dell’amore promesso», dichiara. Capellio, Tebaldo e i Ghibellini li scoprono, credendo ancora che Romeo sia l’inviato dei Montecchi. Mentre Giulietta cerca di proteggerlo dal padre, Romeo rivela orgogliosamente la sua vera identità. I ​​Montecchi accorrono in suo aiuto e, in un finale d’insieme che coinvolge entrambe le fazioni, gli amanti vengono separati dai rispettivi familiari, proclamando infine: «Al furor che si ridesta... se ogni speranza di rivederci in vita svanisce, questo non sarà l’ultimo addio». Capellio, Tebaldo e Lorenzo si uniscono al quintetto conclusivo, mentre le schiere dei sostenitori di entrambe le parti si aggiungono al crescendo generale.

 

Atto II

Scena 1: Un’altra parte del palazzo

Accompagnata dal violoncello, Giulietta attende notizie sugli scontri. Entra Lorenzo e le comunica subito che Romeo è vivo, ma che lei verrà presto condotta al castello di Tebaldo. Le propone una soluzione: assumere un filtro soporifero che la farà apparire morta. Verrà quindi trasportata nella tomba di famiglia, dove lui farà in modo che Romeo e lui stesso siano presenti al suo risveglio. Incerta sul da farsi, valuta le opzioni a sua disposizione (Aria: "Morte io non temo, il sai" / "Sai che non temo la morte, / l'ho sempre invocata da te...") ed esprime i propri dubbi, mentre Lorenzo la esorta a prendere la pozione, dato che il padre sta per entrare nella stanza. Afferrando la boccetta, dichiara che "solo la morte può strapparmi al mio crudele padre".

 

Capellio giunge con i suoi seguaci per ordinarle di partire con Tebaldo all'alba. Le sue dame implorano il padre di mostrarsi più benevolo nei suoi confronti. Proclamandosi ormai prossima alla morte, lei chiede perdono al padre (Cabaletta: "Ah! non poss'io partire" / "Ah, non posso partire senza il tuo perdono... Che la tua ira si volga almeno una volta in pace"), ma Capellio la respinge e le ordina di ritirarsi nella sua stanza. Dà poi disposizioni ai suoi uomini di sorvegliare Lorenzo, di cui diffida, ordinando loro di impedirgli qualsiasi contatto con l'esterno.

 

Scena 2: I giardini del palazzo

Un'introduzione orchestrale precede l'ingresso di Romeo e introduce quello che Weinstock definisce "il suo amaro recitativo", "Deserto è il loco" / "Questo luogo è deserto", in cui lamenta la dimenticanza di Lorenzo, che non si è presentato all'appuntamento concordato. Ode quindi dei rumori che segnalano l'arrivo di qualcuno. È Tebaldo, e i due uomini danno vita a un acceso duetto (Tebaldo: "Stolto! A un sol mio grido..." / "Con un solo grido accorreranno mille uomini". Romeo: "Ti disprezzo. Vorresti che le Alpi e il mare si frapponessero tra noi"). Mentre stanno per iniziare a combattere, si ode il suono di un corteo funebre (*Pace alla tua bell'anima*). Si arrestano per ascoltare, rendendosi conto solo allora che si tratta del corteo funebre di Giulietta. In una cabaletta finale, i rivali sono accomunati dal rimorso e invocano la morte l'uno dall'altro mentre continuano a combattere.

 

Scena 3: Le tombe dei Capuleti

Romeo entra nella tomba dei Capuleti insieme ai suoi seguaci della fazione dei Montecchi. I seguaci piangono la morte di Giulietta. Romeo chiede che la tomba venga aperta per poterle dire addio e prega i Montecchi di lasciarlo solo con lei (Romanza: *Deh! tu, bell'anima* / "Ahimè! Tu, bell'anima / che sali al cielo / volgiti a me, portami con te"). Consapevole che la morte è ormai l'unica via rimasta, beve il veleno e si sdraia accanto a lei; ode un sospiro, poi la sua voce. Giulietta si risveglia e scopre che Romeo non sapeva nulla della sua morte simulata né del piano di Lorenzo. Esortandolo a fuggire con lei, Giulietta si alza, ma Romeo dichiara di dover restare lì per sempre, spiegando di aver già agito per porre fine alla propria vita. In una cabaletta finale, i due amanti si stringono l'uno all'altra. Poi lui muore e Giulietta, incapace di sopravvivere senza di lui, cade morta sul suo corpo. I Capuleti e i Montecchi accorrono e trovano gli amanti senza vita; Capellio chiede chi sia il responsabile: "Tu, uomo spietato", proclamano tutti.

 

  • Dove si trova il Teatro Carlo Felice?
    • Il Teatro Carlo Felice si trova in Passo Eugenio Montale 4, 16121 Genova, Italia, accanto a Piazza De Ferrari, nel centro della città.
  • Quanto tempo prima dovrei arrivare a teatro?
    • Consigliamo di arrivare almeno 30 minuti prima dell’orario previsto per l’inizio dello spettacolo, così da avere il tempo necessario per trovare l’ingresso, mostrare il biglietto e raggiungere il proprio posto. Si prega di arrivare puntualmente, poiché agli spettatori in ritardo potrebbe non essere consentito l’accesso alla sala una volta iniziato lo spettacolo.
  • È previsto un dress code al Teatro Carlo Felice?
    • Sì. I visitatori sono tenuti a indossare un abbigliamento adeguato a un ambiente teatrale. Si consiglia un abbigliamento casual ma curato. Non sono consentiti top senza maniche, pantaloncini e abbigliamento da spiaggia, comprese infradito e costumi da bagno.
  • Il Teatro Carlo Felice è accessibile alle persone con mobilità ridotta?
    • Sì. Il teatro dispone di percorsi accessibili alle sedie a rotelle e di servizi igienici accessibili. I visitatori che necessitano di assistenza sono invitati a contattare il teatro in anticipo per verificare le soluzioni disponibili nella propria area di posti.
  • È possibile scattare fotografie o registrare lo spettacolo?
    • No. Durante gli spettacoli è vietato scattare fotografie ed effettuare registrazioni audio o video all’interno del teatro. I telefoni cellulari e gli altri dispositivi elettronici devono essere spenti o impostati sulla modalità silenziosa.
Cast

Tragedia lirica in due atti Libretto di Felice Romani Musica di Vincenzo Bellini

Direttore d’orchestra: Renato Palumbo

Regia: Arnaud Bernard

Scene: Alessandro Camera

Costumi: Maria Carla Ricotti

Capellio: Fabrizio Beggi

Giulietta: Jessica Pratt

Romeo: Annalisa Stroppa

Tebaldo: Antonino Siragusa

Lorenzo: Luca Dall’Amico

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova

Maestro del coro: Giulio Magnanini

Produzione della Fondazione Arena di Verona, della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia e dell’Opera Nazionale Greca di Atene

Location
Teatro Carlo Felice

  Costruito sull'area dell'antico Carlo Felice, il nuovo teatro, costruito da Aldo Rossi, recupera un'idea già presente nei progetti di Paolo Chessa e di Carlo Scarpa: la creazione di una piazza coperta di 400 mq di superficie, dove il teatro fosse il collegamento ideale tra Galleria Mazzini e piazza De Ferrari. 
Distanti invece da un punto di vista architettonico sono la stessa Galleria Mazzini e il teatro.
La piazza è un foyer all'aperto; le pareti sono rivestite con lastre di pietra e sono arricchite da colonne e travature in metallo.


Sono due le esigenze che gli architetti hanno voluto tenere presenti nella realizzazione del nuovo teatro Carlo Felice: anzitutto la necessità di ricostruirlo esattamente dov'era e in secondo luogo il voler dotare la nuova struttura della più avanzata tecnologia. Da quest'ultima necessità nasce l'imponente torre scenica alta circa 63 metri.
In pratica del vecchio teatro opera del Barabino rimangono le colonne, il pronao, l'iscrizione latina e il terrazzo che si affaccia su via XXV Aprile al quale si accede da uno dei foyer; la struttura odierna è molto compatta e geometrica, la torre scenica è un parallelepipedo sviluppato in altezza molto lineare, adornato soltanto da un cornicione. La platea, i foyer e i servizi per il pubblico sono contenuti in un parallelepipedo più piccolo, sul quale hanno rilievo il pronao e il portico.
Quanto alla costruzione del nuovo teatro sono stati usati per gli esterni la pietra, l'intonaco e il ferro, per gli interni il marmo e il legno. Si tratta di materiale duraturo che suggerisce un'immagine di eternità, di sicurezza e sopravvivenza dell'edificio nel tempo.


Dalla piazza coperta, scendendo una scalinata, si entra in una sala capace di circa 200 posti. Fornita di un piccolo palcoscenico e indipendente dal resto del teatro, la sala ospita convegni, conferenze e incontri musicali.



L'interno
Dall'ingresso del teatro un'ampia scala porta ai guardaroba e, salendo ancora, al primo foyer che ha una superficie di 660 mq ed è arricchito da affreschi e arazzi. 


Il lanternino
Un elemento caratteristico del nuovo Carlo Felice è la lanterna visibile nel foyer sovrastante l'ingresso; si tratta di una sorta un cono luminoso che percorre l'edificio in tutta la sua altezza e ne attraversa tutti i piani, portando la luce dal tetto alla piazza coperta.


  La torre
   Assolutamente unico è lo scenario nel quale operano le unità tecniche; proprio nella torre scenica, che ospita la macchina per muovere gli spettacoli, si fondono in un delicato equilibrio lavoro umano e ingranaggi sofisticati. Il teatro infatti è dotato di quattro palcoscenici, un palco principale, un palco dorsale alle spalle del primo e due palchi inferiori allineati tra loro e gestiti da impianti elettronici integrati e computerizzati.
Questi impianti di movimentazione scenica, le luci computerizzate, le sofisticate cabine di regia per le riprese e un'acustica fra le migliori in Italia sono tra le caratteristiche che rendono il Carlo Felice una fabbrica di emozioni tra le più importanti in Italia.
 

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